Nuove Regole Autovelox: Dal 12 Luglio Spenti 850 Dispositivi e Stop ai Ricorsi per Multe

In Italia, oltre 850 autovelox sono stati spenti in un colpo solo. È il risultato di una svolta attesa da troppo tempo. Dopo trent’anni di regole confuse e interpretazioni contrastanti, il governo ha deciso di mettere ordine. Il decreto ministeriale dell’8 giugno 2025, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, impone norme stringenti su omologazione, calibrazione e controlli. Dal 12 luglio, chi non rispetta gli standard rischia la disattivazione immediata, un cambio di passo netto che punta a una maggiore trasparenza e affidabilità lungo le strade italiane.

Stop immediato a 850 autovelox senza omologazione: arriva la “patente di affidabilità”

Il taglio netto è realtà: chi vuole continuare a multare dovrà prima ottenere un certificato di conformità. Oggi sono stati spenti più di 850 autovelox distribuiti in vari comuni, giudicati non conformi alle nuove regole ministeriali. Questi apparecchi non possono più sanzionare finché non superano un controllo tecnico e burocratico stringente. Invece, oltre 3.150 dispositivi già in regola continueranno a funzionare senza interruzioni, grazie al possesso di tutti i requisiti aggiornati.

Matteo Salvini, ministro dei Trasporti, parla di “taglio netto” rispetto al passato, quando si contavano oltre 10.000 autovelox spesso installati senza trasparenza. Il ministro sottolinea come questa svolta elimini quelle che chiama “tasse occulte” per gli automobilisti, trasformando gli strumenti di controllo in veri guardiani della sicurezza sulle strade. Le nuove norme vogliono spazzare via pratiche poco chiare, lasciando in campo solo dispositivi che rispettano i parametri stabiliti.

Le nuove regole: come si omologano e si controllano gli autovelox

Il decreto introduce una procedura semplificata per gli autovelox omologati dal ministero dopo giugno 2017, che vengono riconosciuti automaticamente validi. Così, gli enti locali possono mantenere attivi i dispositivi più recenti senza dover passare per altre lungaggini burocratiche. Per quelli installati prima di quella data, invece, scatta un controllo molto più approfondito: si analizza la documentazione tecnica e si svolgono test rigorosi per accertarne l’idoneità.

Questa doppia strada cerca di bilanciare la sicurezza sulle strade con il diritto degli automobilisti a un controllo trasparente e affidabile. Solo chi dimostra di essere a norma potrà tornare a funzionare; gli altri dovranno essere aggiornati o sostituiti. L’obiettivo del decreto è chiaro: ridurre gli errori, evitare multe ingiuste e migliorare l’immagine dei controlli per la prevenzione degli incidenti.

Da anni di caos a una regia chiara: il lungo cammino verso la regolamentazione

Il caos normativo che ha bloccato il settore degli autovelox per decenni è arrivato a una svolta grazie a una serie di sentenze della Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che multe fatte da apparecchi solo “approvati” ma non “omologati” sono da considerare illegittime. Una distinzione tecnica, ma che ha scatenato una valanga di ricorsi e sospeso molte sanzioni, aprendo uno scontro tra automobilisti e amministrazioni.

Codacons ha denunciato che oltre il 70% degli autovelox italiani non rispettava i requisiti minimi di legge. Sul fronte degli enti locali, gli incassi dalle multe rappresentano una voce importante dei bilanci: nel 2025 sono stati circa 56,5 milioni di euro, nonostante un calo del 9% rispetto all’anno precedente.

Alcune città fanno la parte del leone: Firenze guida la classifica con quasi 20 milioni di euro incassati dalle multe per eccesso di velocità, seguita da Bologna e Milano. Ma anche comuni più piccoli non scherzano: Galatina, in Puglia, ha superato i 5 milioni, mentre Colle Santa Lucia, nelle Dolomiti, ha superato i 2 milioni. Dietro questi numeri c’è una rete capillare di controlli che ora dovrà adattarsi alle nuove regole, con un occhio più attento sull’operato degli autovelox.

Si apre così una nuova fase nella gestione del controllo della velocità, che promette di cambiare non solo le politiche dei comuni, ma anche le abitudini degli automobilisti. Un sistema più trasparente e regolato a dovere, per una strada più sicura per tutti.

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