Quasi il 95% degli italiani può ormai navigare in 5G, un traguardo che ci mette davanti alla media europea. La fibra ottica FTTP, quella vera, quella che arriva direttamente dentro casa, cresce a ritmi impressionanti. L’Italia sembra aver trovato la sua marcia digitale. Eppure, non tutto procede liscio. Dietro questi numeri c’è una realtà fatta di territori dimenticati, soprattutto nelle aree rurali, dove la connessione resta incerta. E poi c’è il tema delle competenze digitali: non basta la rete, serve anche saperla usare. Le infrastrutture ci sono, ma la sfida ora è portare tutti al passo con i tempi.
5G e fibra: Italia avanti ma con divari tra città e campagne
Nel 2026 la rete 5G in Italia ha raggiunto una copertura del 99,82% della popolazione, superando la media europea ferma al 99,38%. Questo risultato mette il Paese tra i leader in Europa per diffusione di questa tecnologia di nuova generazione. Significa che quasi tutti gli italiani possono accedere a connessioni ultra veloci e a servizi digitali avanzati, fondamentali per innovare economia e società.
Anche per la fibra ottica FTTP, che porta la connessione direttamente in casa, l’Italia è sopra la media UE. Il rapporto segnala che il 77,56% delle famiglie italiane ha questa tecnologia, contro il 74,13% della media europea. La crescita annua è del 9,6%, più alta rispetto al 7,1% dell’Unione.
Nonostante questi risultati, restano però divari importanti nelle aree rurali. Qui la mancanza di infrastrutture è ancora un freno serio alla digitalizzazione, sia per l’accesso sia per la qualità della rete. Il Dipartimento per la trasformazione digitale ha sottolineato l’urgenza di interventi mirati per non lasciare indietro le comunità meno popolate, affinché possano godere dei vantaggi di una connessione veloce e stabile.
Imprese e servizi pubblici: la digitalizzazione cresce
Le imprese italiane stanno adottando sempre più tecnologie digitali, grazie anche alla diffusione del cloud e all’uso avanzato dei dati. Le aziende stanno integrando questi strumenti nelle attività quotidiane, migliorando la loro competitività a livello internazionale. Anche in questo settore la crescita supera la media europea, segno che l’Italia sta muovendosi con decisione verso la trasformazione digitale del tessuto produttivo.
Anche i servizi pubblici digitali mostrano segnali positivi. Strumenti come SPID e la Carta d’Identità Elettronica facilitano l’accesso a procedure amministrative più semplici. Un capitolo importante è quello della sanità digitale, che accelera grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza . Il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 si sta diffondendo rapidamente, con un aumento del 6,9% negli accessi ai dati sanitari digitali.
A febbraio 2026, il 95% dei medici di famiglia e pediatri usa la trasmissione digitale dei documenti firmati e la gestione elettronica delle ricette. Un segnale chiaro di modernizzazione che punta a rendere i servizi sanitari più efficienti e trasparenti.
Competenze digitali e intelligenza artificiale: i nodi da sciogliere
Nonostante i progressi nelle infrastrutture, l’Italia fatica ancora sul fronte delle competenze digitali. Le persone che sanno usare davvero i servizi digitali sono poche, e questo frena l’uso pieno delle tecnologie disponibili. In particolare, mancano specialisti nel settore ICT capaci di gestire e innovare.
Il rapporto indica questi aspetti come ostacoli da superare per raggiungere gli ambiziosi obiettivi europei del 2030. Sulla governance dell’intelligenza artificiale, l’Italia ha messo in piedi un quadro normativo e di coordinamento apprezzato, ma serve potenziare capacità operative e formazione.
Una priorità è ampliare i programmi di formazione, soprattutto per gli anziani, spesso esclusi dalla rivoluzione digitale. Solo costruendo competenze diffuse si potrà favorire una partecipazione più ampia e consapevole ai servizi digitali, sia pubblici che privati.
Le sfide non mancano, ma l’Italia ha davanti un percorso chiaro per colmare le lacune e consolidare i risultati già raggiunti. Il rapporto 2026 del Decennio Digitale UE offre così una fotografia nitida delle opportunità e degli impegni necessari per tenere il passo con le trasformazioni in atto in Europa.





