Un taglio del 23% al budget NASA. È il dato che scuote oggi il mondo dell’esplorazione spaziale, proprio mentre Artemis II si prepara a riportare astronauti oltre la Luna. La Casa Bianca ha appena svelato il piano di spesa per il 2027: 18,8 miliardi di dollari, molto meno di quanto previsto fino a pochi mesi fa. Un colpo duro, che rischia di bloccare o rallentare progetti chiave e di ridisegnare le priorità dell’agenzia americana.
Non è una novità che la NASA debba fare i conti con tagli, ma stavolta la riduzione è così drastica da minacciare il futuro di molte missioni. Si parla già di una revisione profonda, con programmi meno immediati che potrebbero finire in soffitta. Eppure, spesso proprio quei programmi meno visibili sono il motore della vera innovazione spaziale.
NASA 2027: il budget crolla a 18,8 miliardi, i numeri ufficiali
I dati trapelati indicano che il budget per il 2027 si fermerà a 18,8 miliardi, molto meno dei quasi 24,5 miliardi previsti in passato. Meno soldi per ogni divisione, meno risorse per le missioni, e quindi scelte difficili su cosa tagliare. L’OMB parla di “ridimensionare le attività non essenziali e concentrare gli investimenti su programmi chiave”, ma senza dire quali.
Il settore scientifico è quello che rischia di pagare il prezzo più alto: quasi la metà del suo budget potrebbe sparire. Qui si gestiscono satelliti, esplorazioni robotiche e studi fondamentali. Con questo taglio, circa 40 missioni in corso o in programma potrebbero essere congelate o cancellate. Tra queste ci sono progetti definiti “minori”, ma che in realtà sono cruciali per la conoscenza del nostro sistema solare.
Uno dei programmi più a rischio è Mars Sample Return , l’ambizioso progetto con l’ESA per riportare a Terra campioni di suolo marziano entro fine decennio. Se questo venisse rallentato o bloccato, la ricerca su Marte potrebbe subire un duro colpo. Tagliare così tanto significa ripensare tempi, ritardare lanci o cercare nuovi partner all’estero.
ISS e futuro: meno soldi per la Stazione Spaziale, spazio alle piattaforme private
Non solo missioni scientifiche: anche la manutenzione della Stazione Spaziale Internazionale finisce nel mirino. L’OMB propone un taglio di circa un miliardo di dollari per le operazioni quotidiane, inclusi trasporti e logistica. La motivazione è che la ISS si avvicina alla fine della sua vita operativa e si vuole puntare su nuove stazioni spaziali commerciali.
Non si tratta di abbandonare subito la ISS, ma di spingere perché aziende come Axiom Space e Blue Origin sviluppino strutture private per sostituirla nel prossimo decennio. Per farlo servono però investimenti mirati e una collaborazione più stretta con il settore privato.
Questa svolta in orbita bassa è un’arma a doppio taglio: da un lato libera risorse per l’innovazione, dall’altro mette sotto pressione le attività scientifiche e la logistica per gli astronauti sulla ISS. Gli esperti seguono con attenzione le decisioni della Casa Bianca, chiedendosi se questi tagli siano davvero sostenibili o se rischino di indebolire la leadership americana nello spazio.





