«Le emissioni di gas serra sono responsabili del 40% dell’aumento delle ondate di calore». È uno dei dati emersi negli ultimi studi sul cambiamento climatico, ma dietro a queste cifre si sta scatenando una battaglia legale e politica negli Stati Uniti. Modelli matematici sempre più sofisticati permettono ai ricercatori non solo di misurare l’impatto dei gas serra sugli eventi climatici estremi, ma anche di risalire, in alcuni casi, a singole aziende che contribuiscono ai danni materiali causati da incendi, alluvioni e siccità.
Questo ha acceso un faro sulle università pubbliche, che ora si trovano sotto pressione. Dal 2024, almeno 13 di queste istituzioni hanno ricevuto decine di richieste formali per ottenere email, dati e documenti legati a queste ricerche. Dietro c’è la volontà delle imprese coinvolte di mettere le mani sulle informazioni scientifiche, in quella che si sta trasformando in una vera e propria offensiva contro la trasparenza accademica.
La scienza dell’attribuzione climatica: un campo in rapida crescita
La cosiddetta scienza dell’attribuzione climatica è un settore che negli ultimi anni ha visto uno sviluppo molto veloce. Si basa su metodi statistici e modelli climatici che permettono di capire con sempre più dettaglio in che misura il riscaldamento globale incida su singoli eventi meteorologici estremi. È nata dall’esigenza di andare oltre le generalizzazioni, per fornire prove concrete del legame tra attività umana e fenomeni naturali come siccità e tempeste.
L’uso di software e algoritmi sempre più sofisticati ha aperto la strada a un nuovo approccio, chiamato “attribuzione evento per evento”. Questo metodo consente di isolare la probabilità che un determinato evento si sarebbe verificato in un clima senza l’influenza dell’uomo rispetto a quella reale. Il passo successivo è tradurre questi dati in valori economici, stimando i danni materiali e sociali aggravati dalle emissioni di gas serra.
Questa evoluzione rende la disciplina centrale non solo per governi e associazioni ambientaliste, ma anche per le cause legali contro grandi multinazionali ritenute responsabili di una parte significativa dell’inquinamento globale. Gli studi di attribuzione intrecciano così dati scientifici e responsabilità economica, un aspetto che spiega la crescente attenzione – e ostilità – di certe aziende verso queste ricerche.
Università sotto assedio: la battaglia per la libertà scientifica
Dal 2024, le università pubbliche americane sono diventate bersaglio di richieste insistenti di accesso a email, dati e documenti legati agli studi sull’attribuzione climatica. Oltre 30 istanze formali sono arrivate da soggetti esterni, spesso legati a interessi economici contrari ad alcune evidenze scientifiche. L’obiettivo è mettere le mani su informazioni interne, scambi tra ricercatori e materiali che potrebbero essere usati per mettere in dubbio i risultati o rallentare il peso legale e mediatico delle ricerche.
Le università si trovano così in una situazione difficile: da un lato devono garantire la trasparenza e rispettare le regole sull’accesso ai documenti, dall’altro devono proteggere la privacy dei ricercatori e la libertà di fare ricerca, che sono essenziali per mantenere l’integrità degli studi. Un afflusso eccessivo di richieste rischia di creare un clima di intimidazione, scoraggiando gli scienziati e limitando la libera circolazione delle idee tra colleghi.
Non si tratta di un caso isolato. Fenomeni simili sono già stati osservati in altri ambiti di ricerca scomodi per interessi privati. È un problema che tocca il modo in cui la scienza viene comunicata, finanziata e usata nella società. Proteggere gli studi sull’attribuzione climatica potrebbe diventare un vero banco di prova per la libertà della ricerca indipendente negli Stati Uniti.
L’impatto legale e il ruolo delle multinazionali
L’uso in tribunale dei risultati della scienza dell’attribuzione climatica segna una svolta significativa nella lotta contro l’inquinamento e il cambiamento climatico. Grazie ai modelli predittivi, oggi si può dimostrare un nesso diretto tra le emissioni di alcune aziende e i danni subiti da comunità e territori durante eventi estremi. Questo apre la strada a richieste di risarcimenti più precise e fondate su solide prove scientifiche, qualcosa che fino a poco tempo fa era difficile da ottenere.
Questa capacità di attribuire responsabilità parziale o totale alle imprese ha attirato l’attenzione delle grandi compagnie del settore fossile e di altri ambiti ad alta emissione di gas serra. Diverse di queste aziende hanno reagito adottando strategie difensive, che comprendono pressioni legali e politiche per limitare l’accesso ai dati e mettere in discussione la validità degli studi.
Le cause legali legate a questi studi possono portare a ingenti condanne economiche o a obblighi di cambiare politiche aziendali in chiave più sostenibile, con effetti importanti sull’industria. Per questo, il controllo sulle informazioni scientifiche diventa una questione strategica. La vicenda delle università sollecitate a consegnare email e documenti non è solo un episodio di trasparenza accademica, ma una vera e propria battaglia sul terreno legale e mediatico per stabilire chi detiene la verità sul cambiamento climatico e chi può influenzare la ricerca che la produce.