Eni introduce il tetto ai prezzi dei carburanti: benzina a 1,99€ e gasolio a 2,19€ al litro, reazioni contrastanti nel mercato

Da domani, sulle pompe Eni scatterà un tetto al prezzo dei carburanti: la benzina non supererà 1,990 euro al litro, il gasolio si fermerà a 2,190 euro. Un segnale forte, pensato per alleviare la pressione sulle tasche degli automobilisti. Ma questa decisione, in vigore fino a fine 2024, rischia di agitare le acque lungo tutta la filiera del carburante. Dietro la misura si nascondono sfide non banali per chi lavora nel settore, pronti a far sentire il proprio malcontento.

Il conto salato per Eni e i gestori

Limitare il prezzo significa un impegno economico non da poco per Eni: si parla di circa 100 milioni di euro al mese, calcolati sui volumi medi venduti e sulla differenza rispetto ai prezzi precedenti. Un vero investimento, soprattutto se il tetto dovesse restare fino a fine anno.

Il problema più spinoso riguarda i gestori indipendenti, che sono circa un quarto della rete Eni, composta in tutto da 3.847 distributori. Per loro, il prezzo fissato è solo un riferimento consigliato e il vero grattacapo sono le scorte già acquistate prima del nuovo tetto. Per questo Enilive ha previsto un contributo una tantum di 1.500 euro per compensare le giacenze. Ma molti gestori ritengono questa somma insufficiente e chiedono garanzie precise su tempi e modi del rimborso. Eni ha assicurato che coprirà per intero i costi generati dall’iniziativa, ma la tensione resta alta.

Boom di clienti e rischio di scorte a secco

Un prezzo più basso rispetto al resto del mercato rischia di attirare un’ondata di automobilisti verso le pompe Eni, che rappresentano una fetta importante ma comunque limitata dell’intera rete italiana . Questo aumento improvviso della domanda può mettere sotto pressione la logistica e le scorte, complicando la gestione degli approvvigionamenti.

Eni assicura di aver organizzato al meglio la catena di rifornimento, ma ammette che in caso di picchi imprevisti potrebbero esserci difficoltà. Il rischio è che, se la domanda schizza troppo in alto, qualcuno possa trovarsi davanti a pompe a secco o disagi vari. Il monitoraggio in questi giorni sarà fondamentale.

Il mercato osserva: la concorrenza sotto pressione

La mossa di Eni non è passata inosservata e ha scosso il settore della distribuzione carburanti in Italia. Le altre compagnie guardano con attenzione, mentre le associazioni degli operatori indipendenti lanciano l’allarme: per loro è difficile tenere il passo con una riduzione dei prezzi così marcata.

Assopetroli-Assoenergia parla chiaro: questa misura rischia di “distorcere” il mercato, penalizzando chi, a differenza dei grandi gruppi integrati come Eni, ha margini più stretti. I piccoli gestori, che rappresentano una fetta importante della distribuzione, potrebbero soffrire in termini di guadagni e capacità di attrarre clienti. Il tema della concorrenza leale e di un mercato equo torna al centro del dibattito.

Extra rete esclusa: un problema per l’autotrasporto

Il tetto fissato da Eni riguarda solo la distribuzione al dettaglio, escludendo la cosiddetta “extra rete”: quel canale all’ingrosso dove si riforniscono pompe bianche, aziende agricole, imprese di pesca e soprattutto il settore dell’autotrasporto.

Per chi guida camion e mezzi pesanti, il costo del gasolio pesa parecchio. Così, questa misura non tocca direttamente i prezzi pagati da questo comparto, creando uno squilibrio nelle condizioni di acquisto. Assotir, l’associazione degli autotrasportatori, ha espresso forte preoccupazione per il caro gasolio e chiama il Governo a un tavolo con le categorie per trovare soluzioni. Non è escluso che, se non arriveranno risposte concrete, si arrivi anche allo sciopero.

Escludere l’extra rete significa lasciare fuori proprio quei settori più vulnerabili ai rincari, complicando un quadro già difficile.

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