“Guidare dopo gli 85 anni? Non più vietato a priori.” È il cambio di rotta deciso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dopo settimane di polemiche infuocate. La bozza iniziale del Codice della strada puntava a imporre limiti rigidi: niente autostrade, raggio di guida ridotto, tolleranza zero per l’alcol. Una stretta che molti hanno visto come una perdita di autonomia per gli anziani al volante. Ora, invece, la linea è diversa. Stop alle regole che si basano solo sull’età, spazio a visite mediche su misura, più approfondite e personalizzate. Un modo per mettere la sicurezza davanti a tutto, senza penalizzare chi guida con responsabilità.
Cosa prevedeva la bozza: i divieti per gli over 85
Nella prima versione del testo, chi superava gli 85 anni rischiava di vedersi imporre tre limiti fissi al momento del rinnovo della patente con il medico monocratico. Innanzitutto, il divieto assoluto di circolare in autostrada, una misura che avrebbe stravolto la vita di molti anziani, soprattutto chi abita in periferia o in zone fuori mano. Poi, la guida limitata a un raggio massimo di 100 chilometri dalla residenza, un vincolo che avrebbe complicato spostamenti più lunghi, come visite mediche specialistiche o incontri con i familiari. Infine, il divieto totale di bere alcolici prima di mettersi al volante: una norma comprensibile in termini di sicurezza, ma inserita insieme agli altri due vincoli dava vita a un pacchetto troppo rigido e poco flessibile.
Per evitare che questi limiti scattassero automaticamente, la bozza prevedeva un’eccezione: la visita davanti alla Commissione medica locale. Qui, grazie all’accesso al fascicolo sanitario elettronico, medici esperti avrebbero potuto valutare caso per caso, decidendo se togliere, modificare o confermare le restrizioni in base allo stato di salute reale. Ma questa strada avrebbe significato tempi più lunghi e una burocrazia più fitta rispetto al semplice rinnovo con il medico monocratico.
Libertà in bilico: il rischio isolamento per gli anziani al volante
Il nodo più spinoso era proprio quello legato alla libertà di movimento. In molte realtà extraurbane o nei piccoli centri, l’auto è spesso l’unico modo per raggiungere farmacie, ospedali, negozi o per restare in contatto con i familiari. Limitare severamente la possibilità di guidare in autostrada o oltre una certa distanza rischiava di tradursi in isolamento sociale e perdita di autonomia. Associazioni di categoria e gruppi che difendono i diritti degli anziani avevano bollato queste misure come troppo severe, temendo che l’età diventasse una condanna alla mobilità ridotta.
Anche il divieto assoluto di alcol, per quanto comprensibile sul piano della sicurezza, era inserito in un contesto troppo rigido, comprimendo ulteriormente diritti e libertà. L’opinione comune era che un approccio standard, senza valutazioni cliniche personalizzate, potesse generare ingiustizie e penalizzare senza motivo chi è invece in condizioni di guida sicure.
La svolta del ministero: niente più limiti automatici, ma visite mediche più stringenti
Dopo le proteste e il confronto pubblico, il Ministero delle Infrastrutture ha cambiato strada. Su impulso diretto del ministro, i limiti automatici sono spariti dal testo finale. Si è evitata così una barriera basata solo sull’età anagrafica, puntando invece a controlli più mirati e responsabili sulla condizione psicofisica di chi guida.
La novità principale riguarda l’introduzione di visite mediche più rigorose per chi ha più di 70 anni, e in particolare per gli over 85. Le visite saranno personalizzate, valutando non solo l’età, ma anche le capacità funzionali e cognitive per stabilire se la persona è ancora in grado di guidare in sicurezza. Per chi ha tra 80 e 90 anni, il rinnovo della patente richiederà visite ogni due anni; superati i 90, i controlli saranno annuali, con certificazioni specifiche da parte di specialisti geriatrici.
Questo metodo mira a bilanciare la sicurezza sulle strade con il rispetto della dignità e della libertà di movimento degli anziani, evitando discriminazioni e adottando protocolli medici più moderni e aderenti alla realtà individuale.
Il secondo passo indietro del ministero dopo la revoca sull’obbligo della PEC
Questa correzione si inserisce in un più ampio lavoro di revisione normativa che il Ministero sta portando avanti in queste settimane. Solo pochi giorni prima, il MIT aveva già fatto marcia indietro sull’obbligo per automobilisti e motociclisti di dotarsi di una casella di posta elettronica certificata per le pratiche legate alla patente. Anche allora, le critiche delle associazioni e le difficoltà pratiche avevano spinto a una retromarcia.
Ora le consultazioni sulla bozza della riforma andranno avanti fino al 13 settembre, data entro cui gli operatori del settore potranno inviare osservazioni e suggerimenti. Restano invece confermate le nuove norme più severe contro la distrazione alla guida, soprattutto per l’uso dello smartphone, con multe che riguardano anche i pedoni che attraversano la strada guardando il cellulare.
Il governo continua a cercare un equilibrio delicato tra sicurezza sulle strade e tutela delle libertà individuali, in particolare per gli automobilisti più anziani. Una sfida non facile, ma necessaria per aggiornare un Codice della strada che deve tenere conto delle esigenze di tutti.