Varta dichiara fallimento in Germania: crolla il gigante storico delle batterie europee

Quando un gigante come Varta, con oltre un secolo alle spalle nel settore delle batterie, decide di arrendersi, il segnale è forte. Fondata nel 1887, questa storica azienda tedesca ha alimentato per decenni auto e dispositivi elettronici in tutta Europa. Ora, però, quattro istanze di insolvenza presentate a Stoccarda raccontano di una crisi profonda. Non è solo un problema isolato: il panorama europeo delle batterie è già scosso da difficoltà, con nomi come la svedese NorthVolt che arrancano a loro volta.

Gli azionisti chiave dicono no: niente nuovi capitali per Varta

La decisione di chiedere l’insolvenza non è stata un fulmine a ciel sereno. Dietro c’è il secco rifiuto degli azionisti principali, tra cui Porsche — che aveva appena acquisito la maggioranza della divisione V4Drive — e l’imprenditore Michael Tojner. Questi soggetti hanno scelto di non mettere sul tavolo nuovi fondi, una cifra stimata dagli esperti in decine di milioni di euro, indispensabile per coprire la crisi di liquidità e evitare il fallimento. Nonostante una riorganizzazione tentata nel corso del 2024, Varta non è riuscita a risollevare i suoi conti. L’ultimo bilancio parla chiaro: un fatturato di circa 793 milioni di euro, ma una perdita netta superiore ai 64 milioni. Problemi finanziari e gestionali troppo grandi da superare.

Il no degli azionisti ha così spalancato le porte al tribunale di Stoccarda. Questo passaggio segna la fine di un’era per l’azienda e mette in gioco la sua capacità di ristrutturarsi attraverso procedure legali e trattative con i creditori.

La crisi che ha travolto Varta: concorrenza asiatica e clienti che se ne vanno

Diversi fattori hanno portato Varta a questo punto. Primo fra tutti, la pressione dei produttori asiatici arrivati sul mercato europeo con batterie a prezzi molto più bassi e produzioni su larga scala. Questa concorrenza ha eroso pesantemente la quota di mercato di Varta, rendendo difficile mantenere margini adeguati per coprire costi di produzione e ricerca.

A peggiorare la situazione, la perdita di commesse cruciali, soprattutto nel settore tecnologico. Un colpo durissimo è stato il taglio di Apple, storico cliente, che ha deciso di non acquistare più le celle a bottone “Coin Power” usate negli AirPods, preferendo fornitori asiatici più competitivi, sia in termini di prezzo che di volumi e rapidità di consegna. Questa scelta ha pesato direttamente sui conti di Varta, chiudendo una fonte importante di ricavi.

A tutto questo si aggiungono scelte commerciali che oggi si rivelano sbagliate. L’azienda aveva puntato molto su nicchie di mercato, ampliando la produzione in segmenti che non hanno dato i ritorni sperati. Il risultato? Una spirale negativa da cui non si è riusciti a uscire.

La chiusura dello stabilimento bavarese e l’incertezza per migliaia di lavoratori

La crisi di Varta non è solo una questione economica: coinvolge migliaia di persone. Lo stabilimento di Nördlingen, in Baviera, uno dei principali siti produttivi, chiuderà entro l’autunno, con la perdita di circa 350 posti di lavoro. Un duro colpo per la comunità e l’economia locale.

Ma non finisce qui: l’incertezza pesa anche su altri 3.260 dipendenti, soprattutto quelli della sede di Ellwangen. L’azienda ha ammesso pubblicamente di aver commesso errori strategici, puntando troppo su produzioni di nicchia che non hanno garantito il ritorno economico necessario.

Nel tentativo di salvare almeno una parte dell’azienda, un gruppo di creditori — con Deutsche Bank in prima fila — sta valutando di scorporare la divisione dedicata alle batterie per uso domestico, l’unica ancora in attivo, con un valore stimato intorno ai 240 milioni di euro. Potrebbe essere una boccata d’ossigeno per alcuni asset e posti di lavoro, ma non cambia il quadro generale di un’industria europea storica, piegata da concorrenza e scelte sbagliate.

Dopo più di 130 anni di storia, il futuro di Varta è ancora incerto. Quel che appare chiaro è che le difficoltà del mercato globale, insieme a decisioni errate e alla concorrenza agguerrita, stanno riscrivendo i confini dell’industria europea nel settore delle batterie.

Change privacy settings
×