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Importazioni gas in calo nel primo trimestre 2026: petrolio stabile secondo Eurostat

Il primo trimestre del 2026 racconta un’Europa dell’energia in bilico tra stabilità e incertezza. Il petrolio, da sempre la spina dorsale delle importazioni, resta praticamente invariato rispetto all’anno passato, senza grandi sorprese. Ma il gas, quello sì, mostra un volto più frammentato: il gas naturale liquefatto aumenta nei volumi, ma perde terreno sul valore economico; al contrario, il gas trasportato via tubo cala decisamente, sia nelle quantità importate sia nella spesa sostenuta. Dietro questi numeri non ci sono rivoluzioni nelle abitudini di consumo o nelle strategie europee, quanto piuttosto oscillazioni di prezzo e dinamiche di mercato, quelle stesse che spesso fanno la differenza senza clamore.

Petrolio: una stabilità che nasconde tensioni di mercato

I dati di Eurostat parlano chiaro: nel primo trimestre del 2026, l’import di petrolio nell’UE si è mantenuto vicino alla media mensile del 2025. Il valore totale è cresciuto di appena lo 0,8%, mentre i volumi sono scesi dello 0,6%. Un’apparente contraddizione che spiega come siano state soprattutto le variazioni del prezzo del greggio a muovere i numeri, più che un reale aumento o diminuzione della domanda.

Il petrolio rimane un bene cruciale per l’industria e i trasporti, e le rotte di importazione non sembrano cambiate di molto. L’Europa dipende ancora in gran parte da fornitori chiave del Medio Oriente e dalla Russia, nonostante le tensioni geopolitiche che spesso fanno oscillare prezzi e disponibilità. Le variazioni economiche sembrano più legate ai fattori globali – come l’andamento dell’economia mondiale e le politiche energetiche internazionali – che a un cambiamento strutturale nella domanda europea di petrolio.

In un momento storico in cui le energie rinnovabili stanno guadagnando terreno, questa stabilità sottolinea la lentezza della transizione e il peso ancora forte delle fonti fossili. Nei prossimi mesi sarà importante vedere se questa situazione si sbloccherà o se la stabilità continuerà a dominare il mercato.

Gas naturale liquefatto: più gas, meno spesa

Il gas naturale liquefatto racconta una storia diversa. Questo combustibile, sempre più importante per la sua flessibilità, ha visto un calo dell’8% nel valore importato rispetto allo stesso periodo del 2025, ma un aumento del 2,9% nei volumi. In sostanza, l’Europa ha comprato più GNL, ma a prezzi più bassi.

Dietro a questo c’è probabilmente una maggiore offerta globale e gli sforzi dell’UE per diversificare le fonti di approvvigionamento. La possibilità di adattare rapidamente le rotte di importazione rende il GNL un elemento chiave nella strategia energetica europea per garantire la sicurezza delle forniture.

Restano però da monitorare i costi legati alle infrastrutture necessarie, come rigassificatori e trasporti, e i contratti con i grandi fornitori, soprattutto Stati Uniti e Qatar. La riduzione del valore spinge a riflettere su nuovi modelli di acquisto e sulle ricadute sui costi per famiglie e imprese.

Insomma, la volatilità del mercato del gas continua a dettare legge e, più che i volumi, sono i prezzi a influenzare il quadro energetico europeo.

Gas naturale via gasdotto: forte calo in volume e valore

Diversa la situazione per il gas naturale trasportato attraverso i gasdotti tradizionali. Nel primo trimestre 2026, Eurostat registra un calo del 12,7% nel valore e del 4% nei volumi importati rispetto al 2025.

Questa diminuzione segna un ridimensionamento significativo dei flussi di gas via tubo, probabilmente legato a tensioni geopolitiche e a una riduzione delle esportazioni da alcuni fornitori storici. Nel frattempo, si intensificano gli investimenti in infrastrutture alternative e le politiche per ridurre la dipendenza dal gas russo.

La contrazione nei volumi, seppure meno marcata rispetto al valore, indica una minore disponibilità o una domanda in calo. Ne risentono sia l’industria sia il settore civile, con possibili ripercussioni sui prezzi e sulla sicurezza degli approvvigionamenti in alcune zone.

In parallelo si rafforzano gli incentivi per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, nel tentativo di compensare il calo delle forniture tradizionali. Particolare attenzione va alle infrastrutture di transito, come i gasdotti che collegano il Nord Europa con il centro e il sud del continente, fondamentali per mantenere stabile la rete.

In questo contesto, diversificare i fornitori e stringere nuovi accordi diventano mosse decisive per affrontare un mercato del gas in piena trasformazione e incertezza, con la sicurezza energetica europea al centro del dibattito.

Redazione

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