Il 30 ottobre 2026 sarà l’ultimo giorno di vita per lo stabilimento di Douvrin. Cinquant’anni fa, quella fabbrica apriva i battenti nel cuore del nord della Francia, diventando un simbolo dell’industria automobilistica del Paese. Milioni di motori sono usciti da lì, alimentando auto e sogni. Oggi, però, Stellantis ha deciso di chiudere, spingendo verso l’elettrico e lasciando dietro di sé una lunga storia. Non è solo una scelta strategica: dietro ci sono problemi tecnici e un complicato processo di ristrutturazione che hanno reso inevitabile questo addio.
Douvrin è stato soprattutto il cuore della produzione del motore 1.2 PureTech di seconda generazione, noto come EB2 Gen2, un tre cilindri montato su molti modelli Stellantis negli ultimi anni. Fin dall’inizio, questo motore ha mostrato qualche crepa: la cinghia di distribuzione a bagno d’olio si è rivelata un punto debole, con usura precoce e guasti importanti. I problemi non hanno tardato a farsi sentire, causando danni ai veicoli e mettendo a dura prova la reputazione del gruppo.
Da inizio anni 2020, le segnalazioni di guasti si sono moltiplicate. Stellantis è dovuta intervenire con riparazioni straordinarie e ha allungato le garanzie per contenere i danni. La questione ha acceso il dibattito tra appassionati e addetti ai lavori, sottolineando le difficoltà del motore. La chiusura di Douvrin arriva anche in questo contesto, visto che proprio lì veniva assemblato il PureTech Gen2.
Nonostante la chiusura, Stellantis non abbandona del tutto i motori a combustione. A Trémery è già in produzione un nuovo 1.2 turbo con catena di distribuzione, più robusta e pensata per supportare la tecnologia mild hybrid. L’obiettivo è offrire un motore più affidabile e allineato alle esigenze moderne.
A Tychy, in Polonia, invece, la produzione del vecchio motore a cinghia continua, ma solo per i mercati fuori dall’Unione Europea, dove le regole sull’elettrificazione sono meno stringenti. Così Stellantis gestisce un passaggio graduale verso una gamma sempre più ibrida ed elettrica, senza strappi troppo bruschi. Spostare la produzione verso motori aggiornati è una mossa per restare competitivi in un mercato che cambia velocemente.
Lo stabilimento di Douvrin chiuderà, ma non sparirà del tutto dal panorama industriale. Nato nel 1969 come “Française de Mécanique” da una collaborazione tra Peugeot e Renault, ha prodotto tra i 40 e i 50 milioni di motori, inclusi i celebri V6 PRV. Adesso, però, questo capitolo si chiude.
Accanto all’ex fabbrica, però, è già operativa la gigafactory di ACC , una joint venture tra Stellantis, TotalEnergies e Mercedes-Benz, dedicata alla produzione di batterie per auto elettriche. Anche se la domanda finora non ha raggiunto le aspettative più ottimistiche, Stellantis ha messo in piedi un piano per ricollocare la maggior parte dei lavoratori del settore motori nella nuova filiera delle batterie o in altri reparti del gruppo.
Questa trasformazione rispecchia il cambiamento radicale che sta attraversando il settore auto: da motori tradizionali a batterie, da una mobilità basata su carburanti fossili a quella elettrica. Douvrin diventa così il simbolo di un passaggio epocale per l’industria europea.
La chiusura definitiva di Douvrin è un punto di svolta per Stellantis. Dopo decenni di produzione meccanica, il gruppo punta deciso sulle nuove tecnologie e investe nella mobilità elettrica, riorganizzando l’intera produzione. Ora il vero banco di prova sarà gestire con attenzione questa transizione, sul territorio e tra i lavoratori coinvolti.
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