Spagna garantisce 4 ore di rete mobile durante blackout: nuova norma in arrivo entro il 2026

Ad aprile 2025, un blackout ha messo in ginocchio intere regioni della Spagna: non solo le luci si sono spente, ma i telefoni cellulari sono rimasti muti, senza segnale. Quel vuoto di comunicazione ha fatto scattare un campanello d’allarme a Madrid. Oggi, il governo corre ai ripari, imponendo agli operatori di garantire la rete mobile anche durante le interruzioni di corrente, almeno per alcune ore. La connettività, insomma, diventa un bene imprescindibile, al pari dell’elettricità, da salvaguardare soprattutto nei momenti di crisi.

Obiettivi precisi: garantire segnale dopo il blackout

Il decreto, che dovrebbe entrare in vigore entro la fine del 2026, punta a far sì che almeno metà della popolazione abbia un segnale stabile per almeno quattro ore dopo un blackout già nel primo anno. Poi la copertura dovrà salire: al secondo anno al 65%, al terzo al 75%. L’idea è evitare un crollo totale delle reti mobili durante crisi energetiche importanti. Il ministro per la Trasformazione Digitale, Óscar López, ha definito questa misura un “nuovo diritto digitale”, sottolineando quanto sia fondamentale restare connessi nei momenti critici.

Gli obblighi riguardano gli operatori con almeno mezzo milione di utenti o ricavi superiori a 50 milioni di euro all’anno. Questo significa che le grandi compagnie telefoniche e i gestori delle infrastrutture digitali su scala nazionale saranno coinvolti in prima persona. Dovranno dotare le antenne e le infrastrutture più importanti di sistemi di backup, come batterie o altre fonti di energia, per garantire il funzionamento del segnale nelle ore successive a un blackout.

Non solo antenne: la rete sotto la lente

Il decreto non si limita alle antenne cellulari. La Spagna estende l’obbligo di resilienza anche a cavi sottomarini, satelliti, data center e nodi internet cruciali per mantenere in piedi la rete. L’obiettivo è rafforzare tutta l’infrastruttura digitale in modo coordinato, proteggendo ogni elemento essenziale per la connettività nazionale.

C’è però un’esclusione importante: le reti legate alla sicurezza nazionale e alla difesa non rientrano nel decreto, probabilmente per ragioni di riservatezza e gestione autonoma. Il provvedimento resta quindi focalizzato sui servizi civili e sull’accesso pubblico alle comunicazioni fondamentali.

Inoltre, la normativa prevede tempi diversi di autonomia per i centri di gestione della rete. Quelli intermedi dovranno restare operativi per almeno 12 ore senza corrente, mentre i più critici, quelli che influenzano la rete a livello nazionale, dovranno garantire fino a 24 ore di funzionamento continuo. Una misura che tiene conto del diverso livello di rischio e importanza degli impianti digitali.

Servizi di emergenza, il 112 sotto la lente

Un capitolo a parte riguarda i servizi di emergenza, in particolare il numero unico europeo 112. I centri di risposta devono avere piani di sicurezza che assicurino la continuità anche nelle situazioni più difficili. Questo significa avere canali alternativi e sistemi di ridondanza, cioè soluzioni parallele pronte a entrare in funzione se i sistemi principali si guastano.

Ad esempio, potrebbero essere usate contemporaneamente reti mobili e fisse, o potrebbero esserci accordi tra più operatori per evitare che un singolo punto debole blocchi le chiamate urgenti. L’obiettivo è mantenere sempre aperto il contatto con i soccorsi, anche durante blackout estesi, evitando che la popolazione rimanga isolata.

Queste misure rafforzano la capacità di risposta in emergenza, tutelando non solo le comunicazioni di tutti i giorni, ma soprattutto quelle vitali per la sicurezza pubblica.

Costi e impatti: cosa cambia per le telecomunicazioni

Il governo non ha ancora fornito cifre precise sui costi per adeguare la rete alle nuove regole. È chiaro però che gli operatori dovranno investire molto per dotare antenne e infrastrutture di alimentazioni di emergenza affidabili e durature.

Il messaggio è chiaro: la connettività mobile deve essere considerata un servizio pubblico essenziale, da mantenere attivo anche quando manca la corrente. Questa scelta punta a migliorare la sicurezza e la resilienza tecnologica del Paese, limitando i disagi causati da blackout futuri.

Interventi come questo potrebbero cambiare il modo in cui si gestiscono le reti, spingendo verso sistemi più robusti, backup energetici più efficaci e una collaborazione più stretta tra infrastrutture di telecomunicazione e servizi di emergenza.

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