Il 19 giugno segna una svolta per chi è stanco di ricevere chiamate indesiderate su luce e gas. Da quella data, nessuna telefonata commerciale potrà più arrivare senza un consenso chiaro e preventivo. Le offerte a sorpresa, spesso fastidiose, diventano un ricordo. Diverso il discorso per telefonia e Internet: qui, le regole non cambiano. Dietro questa svolta, ci sono settimane di trattative serrate a Montecitorio, con qualche colpo di scena parlamentare. Nel frattempo, non solo il telemarketing si fa più severo, ma arrivano anche nuove tutele per chi acquista online, in particolare sul diritto di recesso digitale.
Da mercoledì 19 giugno, chi opera nel settore energia potrà proporre offerte commerciali solo se ha il via libera chiaro dall’utente. In pratica, niente più telefonate o messaggi promozionali senza un consenso esplicito. Lo scopo è proteggere i consumatori da pratiche aggressive e dalle continue interruzioni telefoniche che spesso infastidiscono.
La legge dice chiaro e tondo che i contratti sottoscritti senza questo consenso saranno nulli. In altre parole, non avranno valore legale. Questo mette al sicuro gli utenti da attivazioni non autorizzate o truffe. L’obbligo riguarda non solo le telefonate, ma anche sms e email promozionali: gli operatori dovranno aggiornare i loro elenchi eliminando chi non ha dato il consenso.
Si tratta dell’ultimo passo di un percorso legislativo che punta a mettere un freno netto al telemarketing aggressivo nel settore energia, uno dei più colpiti dagli abusi. Le nuove regole fanno parte del decreto energia approvato ad aprile 2024 e rafforzano la tutela dei cittadini.
All’inizio si era pensato di estendere il divieto anche a telefonia fissa, mobile e Internet. Ma durante l’esame alla Camera, la norma è stata eliminata. Il Governo ha presentato quattro emendamenti che hanno cancellato ogni riferimento alle telecomunicazioni, dopo un confronto con il Quirinale.
La motivazione ufficiale è che il decreto deve rimanere coerente con il suo tema principale, le accise energetiche, e non può includere norme su argomenti diversi.
Il testo è passato con 149 voti favorevoli contro 95 contrari e ora torna al Senato entro fine giugno. Per ora, quindi, il telemarketing nelle tlc resta regolato dalle vecchie norme, più permissive rispetto a quelle per luce e gas.
Per chi ha un contratto telefonico o Internet, niente novità: le chiamate commerciali possono continuare come prima, senza bisogno di un consenso preventivo. Questa differenza ha subito scatenato le proteste delle associazioni dei consumatori.
Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha definito “una vergogna” la scelta di escludere le telecomunicazioni dal divieto, invitando a non fare passi indietro nella lotta contro il telemarketing selvaggio. Anche l’Adoc ha criticato duramente la decisione, parlando di un passo indietro sui diritti degli utenti.
Le associazioni chiedono che questa norma venga estesa presto anche al settore tlc, visto che è tra i più colpiti da pratiche commerciali opache e attivazioni non autorizzate. Nel frattempo, rimane una netta disparità di trattamento tra due settori entrambi vulnerabili.
Sempre dal 19 giugno arriva un’altra novità: tutti i siti di e-commerce dovranno avere un pulsante chiaro e ben visibile per permettere agli acquirenti di esercitare il diritto di recesso senza intoppi.
Il bottone dovrà riportare la scritta “Recedere dal contratto qui” e consentire di annullare facilmente l’acquisto, evitando le complicazioni che spesso incontrano gli utenti online. Questa misura risponde a una crescente esigenza di trasparenza e tutela nel commercio digitale.
L’obbligo riguarda tutti i negozi online, anche i più piccoli, e punta a uniformare le regole per proteggere meglio i consumatori. È un passo avanti importante per garantire maggiore controllo sulle compravendite via web.
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