“Ray tracing stabile a 60 fps su una console? Potrebbe non essere più fantascienza.” A lanciare questa provocazione è Digital Foundry, fonte di riferimento per chi segue l’evoluzione hardware nel gaming. Nel loro ultimo podcast, hanno lasciato trapelare dettagli concreti sulla PlayStation 6, l’attesissima erede della PS5.
Il nodo cruciale è il path tracing, una tecnica di rendering che riproduce luci e ombre con un realismo finora inarrivabile. Fino a oggi, però, farla funzionare senza intoppi su console è sempre stato un enorme grattacapo tecnico. Ecco perché la notizia che la PS6 potrebbe eseguire giochi con path tracing a 30, addirittura 60 frame al secondo, suona come una vera rivoluzione. Un balzo in avanti che cambierebbe le regole del gioco, letteralmente.
Queste previsioni non sono campate in aria. Partono da un esperimento fatto da Codemasters, noto studio di giochi di corse, su una versione potenziata della PS5, la cosiddetta PS5 Pro — modello che Sony non ha ancora confermato, ma che si dà per sicuro. Codemasters è riuscita a far girare il loro gioco F1 25 con il path tracing attivo a 30 fps, grazie a un sistema di ottimizzazione chiamato “ORCA“.
Dietro ORCA c’è il team di ricerca SEED di Electronic Arts, specializzato in soluzioni tecnologiche per migliorare il rendering grafico su hardware attuale. Grazie a questo progetto, la scena diurna di F1 25 è stata renderizzata direttamente a 1080p, poi upscalata in 4K senza perdere fluidità. Il margine di potenza residua ha garantito un frame rate stabile e una resa visiva migliore. Questo risultato è un punto di riferimento importante, perché dimostra che con hardware un po’ più potente e ottimizzazioni mirate si può ottenere un’esperienza visiva di livello superiore anche sulle console.
Passare da 30 a 60 fps con il path tracing apre scenari interessanti: i giocatori potrebbero vedere ambienti sempre più realistici senza perdere la fluidità, un elemento fondamentale soprattutto nei giochi d’azione o sportivi. Se la PS6 riuscisse davvero a gestire un ray tracing così intenso, stabile e ad alta risoluzione, la qualità grafica dei titoli mainstream farebbe un salto importante.
Per l’industria del gaming sarebbe una vera rivoluzione: sviluppatori e publisher avrebbero la strada spianata per creare mondi con illuminazioni naturali e riflessi dinamici, senza dover rinunciare alle prestazioni. I giocatori, da parte loro, si troverebbero davanti a un salto generazionale che porterebbe più immersione e dettagli visivi mai visti prima su console di casa.
E se si aggiungono le voci su un possibile modello portatile della PS6, il quadro che emerge è quello di una Sony pronta a diversificare la sua offerta hardware, mantenendo standard altissimi. Il mercato delle console continua a cambiare, e il 2024 promette novità tecnologiche di peso.
Se davvero la PS6 adotterà il path tracing a frame così alti, cambierà molto nel mondo dei videogiochi e dell’hardware. I giocatori potranno finalmente godere di un realismo finora inarrivabile: ombre più morbide, riflessi più precisi, luci naturali che si adattano in tempo reale a ciò che succede sullo schermo. Il miglioramento visivo sarà evidente soprattutto nei titoli competitivi e open world.
Dal lato tecnico, gli sviluppatori dovranno rivedere i loro processi per sfruttare al meglio questa tecnologia, bilanciando qualità grafica e prestazioni. Strumenti come ORCA di Electronic Arts saranno fondamentali per trasformare la potenza dell’hardware in risultati concreti.
Inoltre, potremmo vedere arrivare nuove periferiche e servizi pensati per supportare un’esperienza di gioco più sofisticata. Controller, schermi e reti potrebbero evolversi per accompagnare questa spinta verso una grafica sempre più immersiva e fluida. Terremo d’occhio Sony e i suoi partner nei prossimi mesi, perché quello che si profila è un cambiamento profondo nelle console di gioco tradizionali.
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