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Batterie agli ioni di sodio nel 2027: rivoluzione elettrica o sfida ancora da vincere?

Nel 2023, il prezzo del litio ha toccato livelli record, spingendo l’industria dell’auto elettrica a cercare alternative. La tecnologia delle batterie agli ioni di sodio emerge come una possibile risposta, meno dipendente da materie prime rare e più abbordabile. Ma non è tutto rose e fiori: le sfide restano, soprattutto sul fronte delle prestazioni e della produzione su larga scala. Il sodio potrebbe cambiare le regole del gioco, se riuscirà a superare questi ostacoli entro pochi anni.

Sodio in prima linea: la Cina spinge su una tecnologia più semplice e resistente al freddo

La Cina è in testa nello sviluppo delle batterie al sodio, puntando su una tecnologia più semplice da produrre e che si comporta meglio a temperature basse, un problema non da poco per le auto elettriche in zone fredde. Queste batterie dovrebbero anche costare meno rispetto a quelle al litio. Li Shujun, direttore generale di Hina Battery, dice che “entro il 2027 i costi del sodio potrebbero allinearsi a quelli del litio, aprendo la strada a una produzione su larga scala già nel 2028.”

Questo perché il prezzo del sodio sta calando, mentre quello del litio continua a salire, spinto dalla forte domanda globale e da una disponibilità limitata. Oggi il costo per wattora delle celle al sodio va da 0,073 a 0,102 dollari, contro i 0,044-0,073 dollari delle celle al litio, ma secondo Hina Battery la forbice si sta riducendo.

L’azienda cinese ha provato le sue celle “Haixing” su camion pesanti con risultati incoraggianti: funzionano bene da -40°C a 60°C, mantengono oltre il 90% della capacità a -20°C e hanno superato 8.000 cicli di ricarica rapida. I mezzi con queste batterie consumano il 15% in meno e hanno un’autonomia maggiore del 20% rispetto a quelli con batterie al litio. Numeri che fanno ben sperare per applicazioni commerciali concrete.

La corsa industriale: chi punta al sodio e cosa aspettarsi dalla densità energetica

Sul fronte della densità energetica, Hina Battery vuole superare i 180 Wh/kg con le prossime batterie, puntando a produrre qualche centinaio di gigawattora all’anno dopo il 2028, con un costo previsto per cella intorno a 0,044 dollari per Wh. Ma non sono gli unici: CATL ha già lanciato la piattaforma Naxtra, con circa 175 Wh/kg, pensata per auto e sistemi di accumulo. Il primo modello con Changan dovrebbe arrivare nella seconda metà del 2026.

Anche BAIC ha sviluppato un prototipo con densità oltre i 170 Wh/kg e una ricarica completa in soli 11 minuti. BYD invece punta a portare la durata delle batterie a 10.000 cicli entro il 2027, segno che l’innovazione nel settore non si ferma.

Un riconoscimento importante arriva da MIT Technology Review, che ha inserito le batterie al sodio tra le dieci tecnologie breakthrough del 2026. Un segnale chiaro che questa tecnologia sta per uscire dai laboratori e fare la differenza nell’industria e nella mobilità.

Tra speranze e limiti: cosa resta da capire sulle batterie al sodio

Non mancano però i motivi per mantenere i piedi per terra. Le batterie al sodio oggi costano ancora di più di quelle al litio, e raggiungere la parità non sarà facile né immediato.

Per quanto riguarda la densità energetica, le batterie al sodio non raggiungono ancora i livelli delle migliori celle al litio NMC , che offrono più energia per unità di peso, un aspetto cruciale per l’autonomia delle auto.

Le previsioni su costi più bassi e diffusione di massa entro il 2027-2028 sono ancora incerte. Molti fattori possono rallentare il percorso: sfide tecniche, difficoltà nella produzione su larga scala, dinamiche di mercato e investimenti necessari per mettere in piedi nuove filiere produttive.

Nonostante tutto, l’interesse resta alto. Le batterie al sodio potrebbero diventare una risposta importante per ridurre la dipendenza dal litio, contenere i costi e limitare i rischi geopolitici, elementi fondamentali per sostenere la transizione verso un futuro più elettrico.

Redazione

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