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In Italia 1 insegnante su 4 usa l’AI per preparare lezioni: boom di chatbot nelle scuole, ma manca formazione

«Uso l’intelligenza artificiale per preparare le lezioni», ammette un insegnante su quattro in Italia. È un numero che dice molto, eppure nasconde una realtà frammentata. La maggior parte dei docenti si avventura in questo territorio nuovo senza una vera bussola: niente corsi strutturati, nessuna strategia condivisa. Si prova, si sbaglia, si impara sul campo. Dietro questo approccio, però, ci sono motivazioni concrete: risparmiare tempo nella preparazione delle verifiche, costruire mappe concettuali, aiutare chi fatica a stare al passo. L’AI, insomma, viene percepita come un alleato, non come un pericolo. Ma se guardiamo oltre i confini nazionali, il quadro cambia. In Italia, il 25% degli insegnanti usa l’AI, contro una media OCSE che supera il 35%. Un divario che fa riflettere, soprattutto quando si pensa a come la scuola potrebbe evolvere.

AI a scuola: l’Italia resta indietro rispetto all’Europa

Lo studio realizzato da AIDAPT, startup italiana, in collaborazione con Sanoma, segnala che il 25% degli insegnanti italiani usa l’intelligenza artificiale nella didattica. Il dato si basa sull’analisi di 77.000 messaggi scambiati tra oltre 5.000 docenti e un assistente AI dedicato. Nonostante rappresenti un passo avanti, la percentuale è ancora bassa se paragonata alla media dei Paesi OCSE, ferma al 36%. Un divario che fotografa un’Italia ancora in ritardo nell’adozione di queste tecnologie.

Le ragioni sono diverse. Prima di tutto, la formazione: gli insegnanti italiani spesso non ricevono corsi o aggiornamenti specifici sull’uso dell’AI. L’utilizzo avviene soprattutto in modo autonomo, senza indicazioni precise o progetti condivisi. Questo può spingere all’innovazione personale, ma rischia anche di portare a un impiego poco efficace o scorretto degli strumenti.

Non meno importante è il modo in cui l’AI viene utilizzata: se in altri paesi diventa parte integrante della didattica, in Italia resta soprattutto uno strumento per semplificare compiti come preparare verifiche o materiali. I progetti più strutturati, che coinvolgono scuole ed enti formativi per sfruttare appieno le potenzialità dell’intelligenza artificiale, sono ancora pochi.

Come gli insegnanti italiani usano l’intelligenza artificiale

L’indagine di AIDAPT e Sanoma chiarisce bene le motivazioni che spingono i docenti italiani a ricorrere all’AI. Al primo posto c’è la preparazione di verifiche, prove e test: il 29% degli insegnanti la usa proprio per questo. L’AI aiuta a creare esercizi e questionari in modo più rapido, alleggerendo una fase tradizionalmente molto impegnativa.

Subito dopo, il 24% la impiega per organizzare lezioni e percorsi didattici. Qui l’intelligenza artificiale si fa aiutante creativo e organizzativo, suggerendo contenuti, temi correlati e integrando materiali diversi per rendere la lezione più interessante ed efficace.

Al 11% degli insegnanti serve per realizzare mappe concettuali, schemi e riassunti: strumenti utili per far capire meglio i contenuti agli studenti, rendendo la didattica più visuale e interattiva.

Infine, un 7% la usa per creare materiali su misura per alunni con difficoltà di apprendimento, favorendo così un approccio più inclusivo e personalizzato.

Nel restante 29% dei casi, l’uso dell’AI è più generico o in fase di esplorazione: insegnanti che si avvicinano alla tecnologia per capirne le potenzialità o semplicemente sperimentano senza un obiettivo preciso.

AI a scuola: opportunità da cogliere, ma serve formazione

L’intelligenza artificiale non è solo una scorciatoia facile o un rischio di plagio. Può davvero alleggerire il lavoro degli insegnanti, liberando tempo prezioso da dedicare agli studenti. La capacità di produrre materiali didattici in modo automatico aumenta l’efficienza e permette di concentrarsi su ciò che conta davvero: l’interazione in classe.

Ma senza una preparazione adeguata, l’uso dell’AI rischia di fare più danni che benefici. Molte scuole non hanno ancora avviato corsi specifici per insegnare ai docenti come usare questi strumenti in modo consapevole. L’autonomia totale può portare a errori nell’interpretazione o nell’adattamento dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale.

Gli esperti sottolineano la necessità di inserire l’AI in percorsi formativi strutturati. Solo così si potrà diffondere una competenza solida e sicura, sfruttando al meglio la tecnologia per personalizzare l’insegnamento, rendere la didattica più inclusiva e dare una spinta all’innovazione nelle scuole italiane.

La vera sfida è trovare l’equilibrio giusto tra l’entusiasmo dei docenti che vogliono sperimentare e la necessità di un sistema organizzato, che accompagni questa svolta digitale con regole chiare e risultati concreti.

Redazione

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