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Carburante e conti in tribunale: 10mila litri in più per un errore di un solo zero

Quasi quindicimila euro trasformati in meno di quindici. È successo nel Cicolano, provincia di Rieti, dove il titolare di una stazione di servizio ha pagato appena 14,89 euro per un rifornimento di 10 mila litri di carburante. Un errore di battitura? Più probabilmente, un trucco calcolato nel dettaglio. La giustizia ha parlato: condanna per truffa nel 2024, con il gestore dell’impianto protagonista di una storia che sembra uscita da un film, ma che invece è tutto fuorché fantasia.

Il raggiro scoperto: un bonifico sbagliato o truffaldino?

Tutto parte da una fornitura di giugno 2018. Secondo la Procura di Rieti, il gestore avrebbe ordinato 7.000 litri di gasolio e 3.000 di benzina, per un totale di 14.890 euro. Al momento del pagamento però, sul bonifico sarebbe finita una cifra irrisoria: 14,89 euro, con uno zero in meno. Non solo, a corredo del pagamento è stata presentata una ricevuta falsa che faceva credere al fornitore di aver ricevuto l’intera somma.

Con questo escamotage, il carburante è stato scaricato senza sospetti. La somma versata, insignificante rispetto al valore reale, è stata coperta da documenti contraffatti che hanno ingannato il venditore. Dietro a tutto questo ci sarebbe stata una certa dimestichezza con i meccanismi di pagamento e le transazioni bancarie, forse anche con l’aiuto di complici.

Il falso direttore di banca e il via libera allo scarico

A complicare la situazione è arrivata una telefonata. Dopo che il fornitore ha notato l’anomalia nel pagamento, qualcuno che si è spacciato per direttore di banca ha contattato il trasportatore, spiegando che si trattava di un problema tecnico e che il bonifico sarebbe stato sistemato a breve.

Quella parola “ufficiale” ha convinto il fornitore a dare il via libera allo scarico del carburante, pensando che tutto fosse a posto. Senza questa rassicurazione probabilmente l’erogazione sarebbe stata bloccata. In realtà, però, il pagamento corretto non è mai arrivato, lasciando il venditore con un buco da saldare e una fornitura già consegnata.

Quel falso funzionario bancario ha pesato molto nelle indagini e nel processo, rappresentando per gli inquirenti un elemento chiave dell’inganno.

Condanna e reazioni: quattro mesi con sospensione

In tribunale, il giudice ha riconosciuto la truffa. Il gestore è stato ritenuto responsabile di aver ingannato il fornitore facendogli credere che il pagamento fosse stato effettuato per intero. Le bugie del falso direttore di banca hanno convinto il giudice della colpevolezza dell’imputato.

Il pubblico ministero aveva chiesto un anno di reclusione e una multa da 700 euro. Il giudice monocratico Auriemma ha però inflitto quattro mesi, con sospensione della pena e attenuanti generiche. La multa è stata fissata a 200 euro, più il pagamento delle spese processuali e un risarcimento di quasi 15 mila euro alla parte lesa.

La difesa ha chiesto l’assoluzione, sostenendo che non ci fossero prove certe a carico del gestore e che non fossero state avviate azioni civili per recuperare il credito. In alternativa, aveva chiesto la pena minima con benefici di legge. È già stato annunciato il ricorso in appello, quindi la storia non si chiude qui.

Questa vicenda non è un caso isolato: mette in luce come i meccanismi complessi delle transazioni commerciali possano essere sfruttati per truffare e aggirare controlli. E mostra quanto sia difficile, ancora oggi, garantire la sicurezza dei pagamenti tra fornitori e acquirenti nel settore dei carburanti.

Redazione

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