«La legge di Moore non reggerà per sempre». Parola di He Tingbo, presidente della divisione semiconduttori di Huawei. Nel corso dell’IEEE International Symposium on Circuits and Systems 2026, ha presentato una sfida audace: la Tau Scaling Law, una nuova teoria che promette di riscrivere le regole della miniaturizzazione dei chip. Da più di sessant’anni, la legge di Moore ha tracciato la rotta per migliorare potenza e efficienza dei semiconduttori. Ma ora, con limiti fisici sempre più stringenti, quella strada appare in salita. Huawei vuole cambiare marcia, puntando su un modello che potrebbe spalancare nuove porte nel mondo dei processori.
Da quando Gordon Moore, cofondatore di Intel, nel 1965 fece la sua famosa previsione, il settore ha basato tutto sull’idea che il numero di transistor su un chip raddoppiasse ogni due anni a costi invariati. Questo modello ha spinto ricerca e produzione per decenni, portando a chip sempre più veloci ed efficienti. La miniaturizzazione litografica ha permesso di raggiungere nodi tecnologici estremamente piccoli, oggi arrivati a 2 nanometri e con l’occhio già puntato verso i 1,4 nanometri.
Ma negli ultimi anni è diventato chiaro che la legge di Moore sta toccando un muro. Non si può ridurre all’infinito la dimensione dei transistor senza incontrare problemi di calore, interferenze quantistiche e costi di sviluppo sempre più alti. La complessità tecnica è salita alle stelle, e serve trovare nuove strade per continuare a migliorare le prestazioni dei chip.
La proposta di Huawei si distacca dalla semplice miniaturizzazione e punta a ottimizzare l’architettura interna dei chip. Presentata all’ISCAS 2026, la Tau Scaling Law si concentra sul tempo e sull’efficienza energetica delle operazioni, cercando di sfruttare meglio i transistor anziché aumentarne solo il numero o diminuirne la dimensione. È un cambio di prospettiva che prende atto dei limiti materiali e termici imposti dalla miniaturizzazione estrema.
L’obiettivo è offrire una metodologia diversa per spingere in avanti le prestazioni senza affidarsi esclusivamente all’aumento esponenziale dei transistor. È un tema tecnico, certo, ma di grande importanza: se si trovano nuovi modi per superare gli ostacoli della scalabilità, si possono aprire nuove possibilità per smartphone, server e dispositivi di intelligenza artificiale.
Il settore dei semiconduttori è a un bivio. Da un lato, la produzione a nodi sempre più piccoli costa cifre astronomiche e deve fare i conti con limiti fisici sempre più stringenti. Dall’altro, la domanda di potenza computazionale non si ferma. Proposte come quella di Huawei diventano così un terreno di confronto fondamentale per scienziati e industria.
Superare la legge di Moore vuol dire ripensare tutto, dalla materia prima all’architettura, passando per processi produttivi innovativi. Si guarda ai materiali 2D, al calcolo neuromorfico, alla logica tridimensionale. Per un colosso come Huawei, la sfida è grande, ma anche l’opportunità di giocare un ruolo da protagonista nella prossima fase dell’elettronica.
I progressi nei chip si riflettono subito sui prodotti di tutti i giorni: smartphone, computer, dispositivi per intelligenza artificiale e automazione. Il rallentamento dettato dai limiti della legge di Moore ha frenato l’aumento delle prestazioni hardware. Se questa legge perde terreno, soluzioni come la Tau Scaling Law diventano essenziali per restare competitivi.
Con nuovi modelli di sviluppo, potremo avere dispositivi più efficienti dal punto di vista energetico, con prestazioni più stabili e bilanciate. Gli utenti guadagnerebbero in autonomia e capacità multitasking, mentre le aziende potrebbero contare su hardware più flessibile ed efficiente. Nel 2026, mentre l’industria osserva e sperimenta, la proposta di Huawei apre la strada a un possibile nuovo standard tecnologico globale.
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