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Truffa da 96mila euro a Novara: finto SMS della Polizia inganna azienda con spoofing

Il telefono squilla, un SMS lampeggia sullo schermo: «Tentativo di frode in corso», firmato Nexi. È una chiamata all’allarme, ma anche una trappola. Lei risponde, senza immaginare che quel messaggio è l’innesco di un inganno perfetto. Dall’altra parte, una voce calma, rassicurante: “Aspetti, presto la chiamerà la Polizia, così sarà tutto più chiaro”. Quando arriva la telefonata, il numero è quello della questura di Novara. Tutto sembra autentico, ma è solo un gioco di specchi, una messinscena studiata per svuotare i conti di un’azienda, un intreccio di falsità e identità rubate che può colpire chiunque.

Spoofing: la truffa dietro la chiamata “ufficiale”

Lo spoofing è una tecnica usata dai truffatori per ingannare le vittime. In pratica, falsificano il numero che appare sul telefono, facendo sembrare che la chiamata arrivi da una fonte affidabile — una banca o, come in questo caso, la Polizia. A Novara, questa tecnica ha creato confusione e tradito la fiducia. La vittima crede davvero di parlare con un ispettore e non trova nulla di strano quando le viene chiesto di spostare i soldi da conti aziendali “a rischio” verso altri conti “più sicuri”, indicati proprio dall’“ispettore”.

La truffa si regge su tre passaggi: prima un SMS allarmante che crea panico, poi una telefonata apparentemente ufficiale che rafforza la pressione, infine la richiesta di trasferire soldi, che in realtà finiscono nelle mani sbagliate. Tutto succede in pochi minuti. Nel caso di Novara, l’azienda ha rischiato grosso. Solo la prontezza della donna ha evitato che gran parte dei fondi sparisse.

Come i truffatori “rompono” le difese delle vittime

Non è solo il numero falso a trarre in inganno. I truffatori giocano d’astuzia. L’operatore è gentile, rassicurante, quasi empatico. Parla con sicurezza, dice di collaborare con la Polizia, aumentando la credibilità. Il tono è un mix di fermezza e disponibilità, tanto da spingere la vittima ad agire subito, senza discutere.

Così si spezza ogni dubbio. Alla donna è stato detto che i trasferimenti servivano a bloccare la frode in corso: sembrava l’unica soluzione possibile. La truffa punta sulla paura di perdere soldi e sull’istinto di proteggere ciò che si ha, spingendo a muoversi di fretta, senza verificare o chiedere aiuto.

Le conseguenze sulle aziende e il monito per il futuro

Le aziende colpite da queste truffe non pagano solo un prezzo economico, ma perdono anche fiducia nelle istituzioni e negli strumenti digitali. A Novara, l’episodio poteva avere conseguenze pesanti, non solo per l’azienda ma anche per l’immagine degli enti coinvolti, seppur falsamente. Spesso le vittime si ritrovano sole, senza sapere come reagire di fronte a emergenze lanciate via messaggi o telefonate.

In molti casi, la denuncia arriva troppo tardi, quando il danno è ormai fatto. Qui, la rapidità della donna ha permesso di bloccare alcune operazioni e limitare le perdite. Ma questo episodio è un campanello d’allarme per tutte le imprese: diffidare sempre da comunicazioni improvvise e non confermate, verificare sempre con canali ufficiali e non farsi sopraffare dall’ansia del momento.

La Polizia locale continua a tenere alta la guardia, consigliando di rivolgersi direttamente alle banche o alle forze dell’ordine attraverso numeri ufficiali, senza rispondere o chiamare numeri ricevuti via SMS. La sicurezza informatica e finanziaria deve diventare una priorità per tutte le aziende, soprattutto in un 2024 segnato da una criminalità digitale sempre più sofisticata.

Redazione

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